CATECHESI DELLE PERSONE DISABILI STRUMENTI: LA CAA

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa indica un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie destinate a semplificare ed incrementare la comunicazione nelle persone che hanno difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi. La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è un approccio dai vari volti, ma dallo scopo univoco quello di offrire alle persone con bisogni comunicativi complessi, che si avvicinano a fare un cammino di Iniziazione Cristiana, la possibilità di comunicare tramite canali che si affiancano a quello orale.La CAA contiene numerose potenzialità di comunicazione, ma è ancora poco diffusa nell’ambito della catechesi. Per un ragazzo che intraprende un cammino di Iniziazione Cristiana, non avere la possibilità di parlare, esercitando quella funzione specifica dell’uomo che è il linguaggio verbale, non significa non potere comunicare con gruppo e una comunità. La Comunicazione Aumentativa Alternativa è un approccio che si propone di offrire una modalità alternativa a chi, oltre ad essere escluso dalla comunicazione verbale a causa di patologie congenite o acquisite, presenta anche deficit cognitivi più o meno severi. La CAA non si propone di sostituire il linguaggio verbale; al contrario, in quanto aumentativa, la CAA prevede la simultanea presenza di uno strumento alternativo al linguaggio verbale e orale standard, che si accompagna al simbolo visivamente e oralmente, tramite il supporto comunicativo del catechista e del gruppo. Il simbolo diventa allora supporto alternativo che accompagna lo stimolo verbale orale dell’educatore che comunica col ragazzo in difficoltà e, qualora sussistano le possibilità, accompagna, e non inibisce, la produzione verbale in risposta da parte del ragazzo in difficoltà. Di conseguenza, la Comunicazione Aumentativa non inibisce l’eventuale emergere del linguaggio verbale, ma si propone al contrario di potenziarlo. Uno dei più noti strumenti di CAA conosciuti è il sistema di scrittura in simboli. Il semplice utilizzo degli strumenti di scrittura e di lettura in simboli è utile sia per i ragazzi con disabilità, ma anche per i ragazzi “normodotati”. Tuttavia questa strategia è efficace solo se il catechista ha acquisito le basi di una iniziale competenza con la CAA in modo che faciliti il superamento  del disturbo linguistico e cognitivo del ragazzo. Lo scopo della CAA non è infatti unicamente quello di fornire strumenti comunicativi alternativi, ma quello di sviluppare le abilità di comunicazione: il desiderio di comunicare, un oggetto da comunicare, la possibilità di comunicare con i compagni del gruppo, con il sacerdote, con l’intera comunità. Questo obiettivo lo si raggiunge attraverso persone  informate e capaci di utilizzare gli strumenti adeguati per favorire la comunicazione. Per questo motivo, l’intervento con la Comunicazione Aumentativa Alternativa all’interno di un gruppo non richiede alte competenze, se non la volontà di creare in maniera corretta occasioni di comunicazione. Tali occasioni rappresentano la base per sviluppare i vari livelli della comunicazione, che non riguardano solamente la possibilità di esprimere i bisogni primari, ma, ancora di più, le proprie scelte, le preferenza, i pensieri e desideri. A queste condizioni si educa l’abilità ad interagire anche sul piano socio-operativo, che va oltre l’esperienza del gruppo. L’intervento con la CAA consente in questo modo di autodeterminarsi e di operare autonomamente nell’ambiente. Non dimentichiamo, inoltre, che la possibilità di esprimere, anche in maniera limitata, il proprio pensiero o desiderio, aiuta a superare il sentimento di angoscia e frustrazione legato all’impossibilità di farsi capire, riduce significativamente lo stress della persona con bisogni comunicativi complessi e limita il manifestarsi di comportamenti problematici. È necessario quindi che l’ambiente in cui si svolgono gli incontri, la comunità stessa e i catechisti che affiancano la persona con bisogni comunicativi complessi siano estremamente accoglienti e propongano e utilizzino con convinzione il metodo della CAA.

In questo percorso educativo di Iniziazione Cristiana, a misura di ogni ragazzo, ha un ruolo fondamentale la famiglia, prima “esperta” e “professionista” dei bisogni comunicativi complessi dei loro figli con disturbi. Se in un gruppo, si prevede l’utilizzo della CAA, il ruolo della famiglia è fondamentale ma non sufficiente.

La CAA può essere ancora più efficace, se viene utilizzata per indicare  gli ambienti che si frequentano nella parrocchia,, i percorsi, i luoghi di incontro, gli spazi formativi.

All’interno di un gruppo l’intervento della CAA ha un forte impatto solo se l’intero gruppo e l’intera comunità collabora ad utilizzare  questo tipo di comunicazione.

Se si vuole favorire un’autentica inclusione dei ragazzi diversamente abili, le comunità parrocchiali devono seriamente progettare percorsi di comunicazione facilitata che riguardano gli spazi accessibili a tutti, la presenza di comunicazioni in CAA che facilitino la appropriazione dei luoghi e degli spazi e quindi l’autonomia della persona nei suoi movimenti e nelle sue interazioni.

Gli ambienti resi in questo modo inclusivi sono estremamente utili anche per i ragazzi stranieri (nai= neo arrivati in Italia) che stanno imparando la nostra lingua e per soggetti verbali che non possono comunicare in seguito ad operazioni chirurgiche o incidenti.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa assume quindi un duplice (persino triplice) vantaggio e dimostra di essere un potente strumento che crea legame e inclusione all’interno di un gruppo e di una comunità. Perché il metodo della CAA porti gli effetti desiderati  deve essere diffuso in tutta la comunità parrocchiale a partire dal gruppo per arrivare agli adulti. Tutta la parrocchia è chiamata in causa con iniziative di formazione e di sensibilizzazione in modo che diventi ambiente aperto capace di dare parola a chi ha difficoltà ad usare la parola.

PASTORALE IN RETE

RESPONSABILE: DON MARIO SIMULA

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