Perchè esiste un ufficio? Per occupare un prete? Per avere una stanza a disposizione? Niente di tutto questo. Un ufficio rende un servizio osservando la realtà che lo circonda. Un ufficio Diocesano si mette a disposizione della missione della Chiesa col desiderio di facilitare la trasmissione del progetto di Dio.

L'Ufficio Catechistico Diocesano trasmette la "Gioia del Vangelo" . Ci riesce:

- avvicinando tutte le realtà parrocchiali

-offrendo proposte formative di qualità

- garantendo strumenti e metodi

- favorendo il dialogo di rete

- indicando percorsi di crescita nella fede verificandone la realizzazione.

Un obbiettivo così alto e complesso richiede un lavoro di insieme, una convergenza di ideali, la scelta della medesima crescita nella conoscenza, nell'amore nella sequela di Cristo.

Lo scopo che ci prefiggiamo insieme è "Incontrare Gesù". Soltanto l'esperienza del " VENITE E VEDRETE" alimenta il desiderio di questo incontro.

Un'esperienza così intensa e permanente non ha un inizio e una fine. Si lascia, piuttosto condurre dalla certezza che "Cristiani non si nasce ma si diventa".

La proposta di fede si rivolge quindi:

  • alla Formazione dei Catechisti, attraverso  Incontri di Scuola Formazione 2.0  che inizieranno nel mese di Ottobre. Incontri, formazione e Workshop finalizzati a proporre nuove tecniche e metodologie ;

  • alla Catechesi degli Adulti, mai arrivati ma sempre in cammino come Testimoni autorevoli della fede;

  • alla Catechesi pre e post battesimale, capace di coinvolgere direttamente i genitori e la famiglia nel suo insieme, non esclusi i padrini e le madrine,

  • alla Catechesi Catecumenale per coloro che richiedono i Sacramenti in età adulta;

  • alla Catechesi per l'Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, ritmata da momenti di particolare grazia rappresentati dalla messa di Prima Comunione e dalla Confermazione.

L’Ufficio Catechistico rassomiglia alla " FONTANA DEL VILLAGGIO" che oltre ad offrire la sostanza della fede mette a disposizione sussidi, DVD, album, guide, riviste di settore, giochi, preghiere e celebrazioni, ecc. per la consultazione o il prestito. Fornisce ai catechisti, di tutte le parrocchie, proposte e sussidi per i tempi liturgici di Avvento e Quaresima per orientare il cammino delle diverse comunità, ferma restando la creatività personale dei singoli e dei gruppi.

Direttore: Don Mario Simula

L’ufficio è aperto il martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10.30 alle ore 12

Via Arcivescovado, 19 - 07100 Sassari - tel. 070.20.21.810 -

mail: ufficiodiocesanocatechisticoss@gmail.com

LIBRI DI DON MARIO SIMULA

PROGETTO CATECHISTICO DIOCESANO

ANNO PASTORALE 2019/2020

SABATO 28 MARZO 2020

SCUOLA DIOCESANA FORMAZIONE ANNO 2019/20

PER ANIMATORI, CATECHISTI, EDUCATORI

SETTIMO INCONTRO

"VERSO LA PASQUA?"

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NEWS
DALL'UFFICIO CATECHISTICO

DiverseAbilità

FORMAZIONE LABORATORIALE

su Catechesi e Persone con Disabilità

in Collaboarazione con

LA  FONDAZIONEA ACCADEMIA CASA DEI POPOLI,

CULTURE E RELIGIONI

Si comunica che in ottemperanza al decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020, anche la Segreteria Fondazione Accademia Casa dei Popoli, Culture e Religioni, ha deciso di sospendere il Corso Laboratoriale previsto per oggi, 5 marzo 2020. Eventuali aggiornamenti vi saranno comunicati attraverso i canali informativi.

 

In Cammino verso la Pasqua

La Pasqua è ormai vicina, ci ricorda la liturgia della Chiesa.

Lo Spirito ci ha suggerito che non potevamo entrare nel suo mistero di vita da semplice comunità che carpisce i doni del Signore e li consuma egoisticamente al suo interno. Un atteggiamento chiuso svuoterebbe di senso la Pasqua stessa.

Pasqua significa “passaggio”. Rivoluzione gigantesca della nostra vita e della nostra storia di comunità che generano alla fede soprattutto la famiglia.

Veniamo immersi nell’acqua del Battesimo, per rinascere insieme a Gesù. Non da soli. Non con i soliti. Non con chi non crea problema. Non con chi suscita le nostre simpatie.

Rinasciamo insieme tutti noi come “comunità generante”. Nella marea della vita nuova coinvolgiamo coloro che incontriamo lungo la strada. Tutti. Entriamo nella corsa delle donne, degli apostoli, di tutti coloro che hanno visto il Signore e non hanno potuto imprigionarlo nelle loro devozioni ad uso personale.

Lungo il ciglio della strada che dal sepolcro porta al cenacolo, a Gerusalemme, troveremo le famiglie. Sono mendicanti di attenzione, sono mendicanti di aiuto, sono mendicanti di amore.

Spesso sono loro per prime ad aver perso il gusto di un amore caldo e acceso. Amano “sbiadito”. Amano “finché ce la fanno”, amano “senza fedeltà, amano nascondendo la verità interiore dell’indifferenza e della freddezza.

Eppure sono in grado di amare. Desiderano amare.

Come i due discepoli di Emmaus aspettano uno “sconosciuto” che si accompagni a loro per raccontare tutto ciò che Dio ha detto della famiglia e alla famiglia. Aspettano una comunità che della Pasqua ha fatto l’esperienza che la caratterizza nella gioia, negli atteggiamenti, nelle fatiche.

Quest’anno non celebreremo la Pasqua nella nostre comunità cristiane.

Ma se la comunità si dovesse accorgere di tutte le famiglie facendo arrivare ad esse un messaggio bello, vivo, significativo, incoraggiante, augurale, personalizzato? Rimanere in casa, nel tabernacolo dell’amore, diventerebbe l’occasione dello scoperta più entusiasmante. Mentre i genitori si ritrovano tra di loro in un dialogo bello e costruttivo, mentre riescono a riscoprire il perdono e l’accettazione, mentre fanno l’esperienza della condivisione della vita di famiglia, allo steso tempo ritrovano i figli ammalati tutti di solitudine, di silenzi, di disattenzioni. Capirebbero che papà e mamma li amano, per loro danno la vita ogni giorno, alla loro vita tengono come ai loro occhi.

Insieme con noi le famiglie sperimenterebbero una comunità viva. Viva per loro. A loro servizio.

Gesù Risorto ci attende “in Galilea”. Dove lui si manifesterà per donarci la sua pace, per condividere con noi l’alleluja, per dividere con noi il cibo della tenerezza, per confortare l’amore ancora incerto di Pietro e la fede ancora titubante di Tommaso.

Saremo “malati di amore” come Maria e con Lei ci sentiremo dire: “Maria!”. E noi riconoscendolo, canteremo: “Rabbunì, Maestro mio!”.

Del dialogo tra il Risorto e la Madre, possiamo immaginare soltanto le risonanze. Se ci fermiamo nel silenzio ne scopriremo anche i misteriosi contenuti di tenerezza.

Voi catechisti siete, con tutti noi, nella stessa avventura della narrazione pasquale e della gioia della risurrezione. Scatenate il fuoco dentro le vostre comunità. Se sono appiattite, svegliatele. Se sono sonnolente scuotete il loro sonno. Se, anche i preti, fossero preoccupati di tutto e di niente, richiamateli alla fede nel Risorto. Chiedete loro un segnale verso la famiglia. Mentre Gesù scuote un terremoto universale con la sua Pasqua, sbriciolando la pietra che è davanti al sepolcro, noi non possiamo desiderare di rimanere dentro il sepolcro nell’eterno letargo della mediocrità.

Dobbiamo sconfiggere lotte mondiali? Ci siamo tutti.

La vera malattia da sconfiggere è il sonno. Vivere è vivere. Vivere è risorgere. Vivere è Gesù che non muore più e ci travolge lungo i sentieri della sua  Pasqua.

NEWS 
DALLA DIOCESI

RAGAZZI E FANCIULLI ALLA RICERCA di GESU’

TUTTI PROTAGONISTI DI UN CAMMINO QUARESIMALE

In questo periodo di “restrizioni”

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Quinta settimana di Quaresima

Gesù guarisce dalla morte il suo amico Lazzaro

 

Te lo racconto in breve

 

 

In quel tempo le sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, mandano a dire a Gesù: “Gesù, il tuo amico carissimo, Lazzaro, è malato”.

Gesù sembra non turbarsi e dice a chi gli sta intorno che quella malattia non è fonte di morte.

Ha lo scopo di far conoscere a tutti che Lui, Gesù, è Figlio di Dio, che Lui è la VITA.

Gesù ama molto Marta e sua sorella Maria. Ama molto anche Lazzaro.

Quando viene a sapere che Lazzaro è malato non si precipita verso la sua casa, che spesso lo ospitava. Ma rimane per due giorni nel luogo dove si trovava.

Poi prende la decisione: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. E’ lì che abitavano.

Quando Gesù arriva a Betania nella casa dei suoi amici, capisce che Lazzaro è morto e deposto nel sepolcro da quattro giorni.

Marta avendo saputo che veniva Gesù gli va incontro, mentre Maria rimane in casa seduta, nel suo dolore.

Marta, con la voce spezzata dal pianto dice a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche in questa situazione sono certa che tutto quello che chiederai a Dio tuo Padre, Dio te la concederà”.

Gesù le dice con fermezza e con tanto amore: “Tuo fratello risorgerà”.

E Marta: “So che risorgerà all’ultimo giorno, quando tu farai risorgere tutti”.

Con forza Gesù le dice:

“IO SONO LA RISURREZIONE E LA VITA: chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. CREDI QUESTO?”.

“Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

Gesù si incammina verso la casa di Betania. Entra e vede Maria che piange. Piange anche tutta la gente che è lì attorno. Davanti a quel pianto Gesù si commuove profondamente e, molto turbato, domanda:

”Dove lo hanno posto?”.  Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”.

GESU’ SCOPPIO’ IN PIANTO. Dicevano i Giudei: “Guarda come lo amava!”.

I soliti cattivi che stanno attorno a Gesù commentano: “Lui che ha dato la vista al cieco, poteva fare in modo che Lazzaro non morisse!”.

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si reca al sepolcro: una grotta con una pietra all’ingresso. Dice Gesù: Togliete la pietra!”.

Marta la sorella del morto gli fa notare:

“Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”.

“Marta ti ho già detto che se crederai, vedrai la GLORIA di Dio”.

Viene tolta la pietra.

Gesù allora alza gli occhi e dice: “Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto. L’ho detto che tu mi ascolti sempre per la gente che sta tutta intorno, PERCHE’ CREDANO CHE TU MI HAI MANDATO”.

Detto questo, grida a voce altissima: “Lazzaro, vieni fuori!”.

Il morto usce, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario.

Gesù dice: “Liberatelo e lasciatelo andare”.

Molti credettero in Lui.

d. Mario Simula

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5 settimana di Quaresima

Impegno

 

 

Non stare in casa come una mummia.

Non incollarti al tuo smartphone.

Non sfondare il divano.

Non distruggere la casa.

 

Voglio raccontare a tutti che ho sperimentato, nella mia famiglia, che GESU’ E’ la VITA.

Proviamo a inventare una  storia tutti insieme dicendo quale piccola parte sta facendo ciascuno di noi in questo periodo per migliorare questo nostro mondo?

"Gesù è la Vita"

Preghiera

Preghiera

Caro Gesù, voglio pregarti con tutto il cuore sicuro che tu mi ascolti.

Tu sai commuoverti. Tu sai piangere se ci vedi soffrire. Tu hai gridato il tuo dolore quando hai sofferto. Tu ti sei affidato a Dio tuo Padre, mentre morivi sulla croce.

Aiutami, Gesù, a non spaventarmi per la sofferenza, per le prove, per ciò che ci capita attorno.

Il mondo appartiene a noi. Ce lo hai dato tu.

Il futuro appartiene a noi. Ce lo hai dato tu.

Aiutaci a costruire la nostra vita come la vuoi tu, nella gioia, anche nella prova, nella fatica e anche nell’aiuto degli altri.

Gesù aiutaci a portare la vita nella nostra casa. Nel cuore dei nostri genitori. Nella nostra scuola e nel cuore degli insegnanti e dei compagni.

Vogliamo essere con Te costruttori di vita. possiamo farlo, con Te. Vogliamo farlo, con Te.

A noi dona la vita del tuo perdono, della tua fede, perché possiamo sempre dire: Credo. Mi Fido

Ruminando la Parola di Dio

IV Domenica di Quaresima

Domenica in Laetare

"Un collirio per lunghi orizzonti"

Dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Commento alla Parola di Dio
IVDomenica di Quaresima
"Un collirio per lunghi orizzonti"
1Sam 16, 1-13; Salmo 22; Efesini 5, 8-14; Giovanni 9, 1- 41

Il linguaggio dei segni è per Gesù il modo più immediato ed eloquente per comunicare. Ha davanti a sé un cieco dalla nascita. Lo vuole guarire. Fa del fango con la saliva e un po’ di terra, e lo spalma, toccandoli, sugli occhi del cieco. Poi lo invita a lavarsi nell’acqua della piscina di Siloe. E’ detto tutto in un attimo. Gesù è la Luce. E’ venuto per portare la Luce al mondo che spesso preferisce le tenebre. La Luce si rivela quando non c’è la nebbia, quando non c’è la torbidità del cuore. Prima che il cieco ritrovi la vista, deve lavarsi nell’acqua.

Vuoi vedere in faccia Gesù? Permettigli di purificare il tuo cuore. Se questo dono non entra nelle midolla della tua vita, resterai cieco.

La gente che circola per le strade di Gerusalemme, i frequentatori assidui della Sinagoga, non credono ai loro occhi. Sono occhi di persone cieche per le quali ogni visione della fede è preclusa. Sono persone ostinate che non cedono le armi nemmeno davanti all’evidenza.

Il giovane guarito diventa oggetto di attenzione collettiva. Tutti lo interrogano. Tutti vogliono sapere da lui come sono andate le cose. E lui a tutti ripete la narrazione degli avvenimenti. Una narrazione insistente. Una narrazione nella quale l’unico assente è proprio il protagonista Gesù: “Dov’è? Chi è colui che ti ha restituito la vista?”. “Non lo so, so’ soltanto che mi ha guarito”.

I farisei hanno un solo “falso” problema: che Gesù abbia compiuto il segno di sabato. Non può avvenire che chi opera di sabato, anche per il bene, possa venire da Dio. Il cieco non sa balbettare altro, anzi, non sa dire con certezza altro: “Io so soltanto che mi ha ridato la vista”. Gli domandano: “Tu che cosa dici di lui?”, egli risponde: “E’ un profeta!”. Insistono: “Non viene da Dio”. E il cieco: “Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Per i Giudei quel cieco guarito è solo un peccatore, non rimane altro che cacciarlo fuori dalla sinagoga.

Riappare il grande protagonista, riappare la Luce, come la cometa di Betlem.

Gesù riappare proprio perché viene a sapere che lo hanno cacciato fuori. Lo incontra e porta a compimento la grazia dell‘illuminazione.

Immagino i catecumeni della chiesa antica che lungo il loro cammino, gradualmente scoprono Gesù Luce del mondo. Li immagino all’ultimo percorso quaresimale prima della veglia pasquale. Devono dare segnali autentici della loro fede viva in Gesù. Questo percorso fa l’uomo nato cieco, guidato nel cammino della vita nuova dal Maestro: “Tu credi nel figlio dell’uomo?”. Egli risponde “E chi è, Signore perché io creda in lui?”. Gesù gli dice: “Lo hai visto. Per questo ti ho restituito la luce degli occhi. Perché potessi vedermi. Adesso mi vedi: il Cristo sono Io che parlo con te”.

Sarebbe una grande letizia, per le nostre comunità, sperimentare la Luce degli occhi perché hanno incontrato Gesù, e con quella luce continuano a riconoscerlo ogni giorno con gioia. Anche nei momenti della solitudine e della prova. Deve essere chiaro ai nostri cuori che Gesù si può manifestare nel suo splendore, ovunque, in qualsiasi momento della nostra vita. Ciò che conta è avere gli occhi guariti dal suo fango e dal tocco della sua mano.

Il giovane che non vedeva, professa, finalmente, la sua fede: “Credo, Signore!” e si prostra davanti a Gesù.

Ogni credente deve lasciarsi provocare dalle parole conclusive e severe del Signore: “Io sono venuto perché coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono, diventino ciechi”.

Guardo tante comunità: ascoltano la parola di Dio, vedono il Pane di Vita, vedono che Gesù è nei poveri, eppure rischiano di diventare cieche. Abbiamo veramente bisogno del collirio di Dio in modo che, Gesù, la Luce, sfolgori davanti ai nostri occhi e ci aiuti a cogliere in profondità chi siamo, come viviamo, verso quale orizzonte stiamo camminando.

Davanti agli occhi di Samuele passano, ad uno a uno, i figli di Iesse, ma in nessuno di questi figli Dio vede il prescelto finché non arriva il giovanissimo Davide, pastore di pecore. Dio che non guarda il volto ma il cuore dice: “Samuele alzati e ungilo”. Il miracolo della vista ritorna. “Dio dice: è lui!”.

Come si fa ad avere sempre gli occhi trasparenti di luce? Come possiamo guardare nelle profondità del cuore e non le apparenze? Come possiamo raggiungere la luce del Signore?

Paolo ce lo dice con l’affetto di un padre: “Eravate tenebra, prima di incontrare il Signore, ora siete Luce nel Signore, comportatevi perciò come figli della luce”.

La luce produce i suoi frutti: ogni bontà, ogni giustizia, ogni verità. Il frutto della Luce è l’uomo nuovo.

Noi stiamo andando verso quell’orizzonte luminoso che è la Pasqua, l’alba del terzo giorno. Vedremo la Luce. Forse non vedremo le assemblee radunate, vedremo ugualmente la Luce, perché il suo fulgore ha inondato il mondo, ha inondato il cuore di ciascuno di noi. Se nella fede sappiamo accorgerci di questo dono, anche stando lontani sperimenteremo quanto siamo vicini.

Il Signore Risorto ci attende tutti per abbracciarci con la tenerezza dell’amore.

 

Gesù, non voglio nemmeno pensarlo che, dopo aver conosciuto l’acqua della rigenerazione, la Luce del cero, il candore della veste bianca e dopo aver sentito il profumo del crisma, possa essere ancora nella cecità.

Eppure, Gesù, ci sono giorni, nella mia vita, nei quali tutto è buio, tutto è contrario, tutto mi smarrisce, tutto mi sgomenta. Tu, ugualmente ci sei, Gesù.

Io sono come uno che non vuole prendere in mano il filo per entrare nel labirinto di se stesso senza smarrirsi.  Giro, giro, giro, e non vengo a capo di nulla. Perché sto girando attorno a me stesso. Proprio come un cieco che non conosce l’oltre.

Gesù, ungimi gli occhi col collirio del tuo fango. Forse mi meraviglierò e dirò: “Cosa sta facendo? A che cosa serve tutto questo?”.

Tu, Gesù, non parli, resti lì, rimani finché i miei occhi, un po’ alla volta, si dischiudano e inizino a vedere la tua sagoma, poi i tuoi lineamenti, poi la chiarezza dei tuoi occhi, poi lo splendore del tuo corpo, poi sentano la fragranza del tuo cuore innamorato. Allora capisco che mi restituisci la Luce, Gesù, e tutto si illumina attorno a me e dentro di me.

Ti riconosco negli ultimi. Non mi fanno ribrezzo gli sporchi delle strade. Non temo i lebbrosi.

Soprattutto, Gesù, non temo di guardare me e, nonostante la mia bruttezza interiore, mi accorgo che tu mi sei vicino.

Ti riconosco in questo mondo dolente, disorientato, sgomento, stordito perché le sue certezze vacillano.

Gesù, ti riconosco nella morte che per te è sempre aurora di vita, è seme che muore, è seme che fiorisce, sconfiggendo la morte e facendo brillare la vita.

Gesù, non voglio fare più alcuna dichiarazione su me stesso, né per dire bene né per dire male. Mi è sufficiente, ed è tutto, sentirmi dire da te: “Tu mi vedi, sono proprio Gesù, il tuo Amore”. Mentre io, prostrato per terra oso dirti, dal profondo del cuore: “Credo, Signore!”. 

La Luce finalmente dilaga e non mi umilia anche se mette a nudo la mia miseria.

 

Don Mario Simula

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